La firma di Dio

Qual è il tuo nome? Ed egli rispose: “Giacobbe”.
Quello disse: “Il tuo nome non sarà più Giacobbe ma Israele, perché tu
hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto” Genesi 32:27-28

Giacobbe, secondogenito di Isacco e Rebecca, già nel grembo materno evidenziò quello che era il suo carattere. Al momento della sua nascita, con la mano teneva il calcagno di suo fratello Esaù, per questo gli fu dato il nome di colui che “prende per il tallone, che inganna”. La sua vita prosegue con questo stile. Un giorno approfittò della debolezza di suo fratello Esaù per estorcergli il suo diritto di primogenitura in cambio di una minestra di lenticchie e, in seguito, con la complicità di sua madre, ingannò Isacco in letto di morte, per prendere la benedizione che egli aveva destinato a Esaù. Tra i due fratelli si accese un forte odio: Esaù voleva vendicarsi e Giacobbe fu costretto a fuggire per non essere ucciso.

Quello che Giacobbe seminò, quello raccolse: da ingannatore, diventa quello ingannato. Suo zio Labano, fratello di Rebecca, che lui serviva, lo ingannò ripetutamente dandogli, inoltre, in moglie la figlia che Giacobbe non aveva scelto. Nonostante la sua condotta, Dio non lo abbandonò; egli lavorava e moltiplicava le sue ricchezze e Labano e i suoi figli iniziavano a invidiarlo, così il Signore lo avvisò e gli disse: “Torna al paese dei tuoi padri, dai tuoi parenti e io sarò con te”.

Giacobbe ascoltò Dio, ma temeva l’incontro con Esaù. Il Signore era con lui e lo aiutò ad affrontare il suo passato. Giacobbe continuava, però, ad affidarsi sulle proprie forze nell’affrontare suo fratello, escogitava dei piani: mandò davanti a se i suoi doni a Esaù per ammorbidirlo e trovare il suo favore; non aveva ancora capito che non aveva più bisogno di imbrogliare, ma che aveva bisogno di essere trasformato da Dio.
La notte prima di incontrare Esaù, Giacobbe condusse le sue mogli, figli e bestiame al di là del torrente Iabboc, che significa “svuotarsi”. Lì rimase solo e iniziò il suo combattimento. E’ scritto che: “un uomo lottò con lui fino all’apparire dell’alba” .

Lotta di Giacobbe con l’Angelo Museo Diocesano Dipinto: “Lotta di Giacobbe con l’angelo”, di Pier Francesco Morazzone (1610-1620)
Come Giacobbe, anche noi veniamo a volte mandati da Dio a riconsiderare i nostri comportamenti del passato, a ripercorrere le situazioni a ritroso per capire cosa è successo e poter ricominciare da lì. Spesso ci costa fatica e ci fa paura, ma il Signore ci chiede di affrontare le nostre paure, una determinata persona o situazione con Lui, non ci manda da soli. Così come fu con Giacobbe, “gli angeli di Dio erano con lui”, così sarà con noi. Sarà poi necessario abbandonare il tutto di noi: i nostri sbagli, le delusioni, il peccato, le nostre abilità umane per rendere evidente l’intervento di Dio nella nostra vita.
Combattere con Dio significa stare in preghiera; vincere significa abbandonarsi completamente a Lui. Giacobbe iniziò a vincere quando perse le sue forze, quando la giuntura della sua anca fu slogata. Quando noi crolliamo, quando ci abbassiamo e perdiamo le nostre sicurezze, quello è il momento in cui vinciamo e realizziamo il passo di 2Corinzi 12:10 che dice:” Quando sono debole, allora sono forte.”
Vincere con Dio porta un cambiamento: “Il tuo nome non sarà più Giacobbe ma Israele”!
E il tuo nome, qual’é? Dì a Dio come ti chiami, confessaGli chi sei e Lui trasformerà la tua vita, ti darà il Suo nome e apparterrai alla Sua famiglia.

Gli incontri con Dio ci trasformano e ci segnano per tutta la vita. Giacobbe, infatti, anche nella sua vecchiaia, morente adorò il Signore appoggiandosi in cima al suo bastone. (Ebrei 12:21)

Sabrina P.
(Tratto dal sermone del pastore Davide M., ”
Lottare con Dio e vincere”
del 13.01.2013)

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